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  • Buon compleanno maestro! LA LUCE E IL CALORE DI VERDI : Ricordiamo Verdi attraverso le parole di Arrigo Boito
  • ottobre 10th, 2013
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LA LUCE E IL CALORE DI VERDI

Arrigo Boito, librettista delle due ultime opere verdiane Otello e Falstaff oltre che compositore lui stesso del Mefistofele e delNerone, qualche mese dopo la morte di Giuseppe Verdi scrive una lettera all’amico francese Camille Ballaigue, nella quale traspare la profonda tristezza e il senso d vuoto che ancora prova dopo la scomparsa dell’amico musicista.
Oggi, nel giorno che celebra il bicentenario della nascita di Verdi, vogliamo condividere con Boito queste parole, ancora illuminati da quella luce e da quel calore vitale che dopo molti anni non cessa di diffondersi dalle sue opere.

Pasqua 1901, Milano
“È la prima volta che oso parlare di Lui in una lettera. […] Mi sono gettato nel lavoro come in un mare, per salvarmi, per entrare in un altro elemento, per raggiungere chissà quale sponda o per essere inghiottito col mio fardello in uno sforzo (compiangetemi, caro amico) che è superiore alle mie forze. Verdi è morto; si è portato con lui una dose enorme di luce e di calore vitale; eravamo tutti illuminati dalla sua olimpica vecchiezza.

È morto con la magnificenza di un lottatore formidabile e muto. Il silenzio della morte era calato su di lui una settimana prima che spirasse. […] La testa inclinata sul petto e le sopracciglia severe guardava in basso e sembrava soppesare collo sguardo un avversario sconosciuto e potente e calcolare mentalmente le forze necessarie per affrontarlo.
Ed egli ha opposto una resistenza eroica. L’ansito del suo ampio petto l’ha sostenuto per quattro giorni e tre notti. Ancora la quarta notte il suo respiro riempiva la camera, ma la fatica… Povero Maestro, com’è stato coraggioso e bello fino all’ultimo momento. Non importa, la vecchia mietitrice ha dovuto portar via la sua falce ben sbeccata.
Mio caro amico, nella mia vita ho perduto persone idolatrate, il dolore ha sopravvissuto alla rassegnazione, ma non ho mai sorpreso in me stesso un sentimento d’odio contro la morte e di sprezzo per questa misteriosa potenza, cieca, stupida, trionfante e laida. Doveva essere la morte di questo nonagenario a risvegliarmi questi sentimenti. Anch’egli l’odiava, essendo egli la più potente espressione di vita che si possa immaginare; l’odiava come odiava la pigrizia, l’enigma e il dubbio.
Ora è tutto finito. Dorme come un Re di Spagna nel suo Escurial sotto una lastra di bronzo che lo ricopre completamente […].”

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