“La riuscita di quest’opera non fu felice”: tre lezioni intorno a Simon Boccanegra

Docente: Riccardo Pecci

  Opera controversa e mai pienamente accolta dal grande pubblico (anche a causa di un plot disorientante) Simon Boccanegra segna al contrario una tappa formidabile nell’evoluzione della drammaturgia, del suono e della riflessione politica di  Giuseppe Verdi.

A dire il vero, le tappe sono due: l’opera ha infatti debuttato due volte – la prima il 12 marzo 1857 a Venezia, al Teatro La Fenice; la seconda, il 24 marzo 1881 a Milano, al Teatro alla Scala. Versioni separate addirittura da un quarto di secolo: un intervallo enorme, giudicato col metro della storia della musica dell’Ottocento. Di fatto, i due Boccanegra ci vengono incontro da due epoche distinte del melodramma ottocentesco, e della stessa carriera verdiana. Il primo porta la firma del  librettista di Rigoletto e La traviata, Francesco Maria Piave; il secondo reca l’impronta di Arrigo Boito, lo straordinario collaboratore dell’ultima stagione creativa di Verdi. Date alla mano, il primo Boccanegra si inscrive ancora nel decennio fortunatissimo della ‘trilogia popolare’; il secondo nasce invece negli anni del cosiddetto ‘silenzio’ verdiano, compresi tra Aida e Otello. Al centro, soprattutto, di quella fase turbolenta dell’opera italiana, tra Aida e Falstaff, cui Jay Reed Nicolaisen ha dato il nome di ‘transizione’: periodo di crisi e riassestamento delle forme e dei linguaggi del melodramma (1871-1893) che si concluderà solo con l’affermazione di Giacomo Puccini.

 

  Da subito, però, Boccanegra è opera di rottura e di difficile ascolto, capace di spiazzare una parte di quel pubblico e di quella critica ottocenteschi che identificavano Verdi con l’autore di Rigoletto, Trovatore e Traviata. Per un Marselli che lo esalta, un Basevi è pronto a lamentarsi per la «ricercatezza di nuove forme» e una «maniera» a suo dire troppo «germanica». Sull’onda di simili (ri)sentimenti, Vincenzo Sassaroli si esprimerà così nel 1876: «spiacque e spiacerà agli artisti veri italiani che la classica scuola cui il Verdi stesso di pochi anni fa appartiene, vedono da lui così maltrattata» e che «il suo genio già così brillante scorgono ora carico delle nebbie del Nord».

Equivoci non del tutto superati, se Simon Boccanegra stenta ancora oggi ad affermarsi nel canone del teatro verdiano. E che giustificano ampiamente un percorso monografico articolato in tre lezioni, durante le quali verrano riprese e approfondite alcune nozioni introdotte nel corso precedente (Cantare invece di parlare: introduzione alla drammaturgia musicale).

venerdì 31 gennaio 2014, h. 18.30 – Oratorio Novo (Biblioteca Civica)- V.lo S.Maria 5
1_ “La riuscita di quest’opera non fu felice”: lezione intorno a Simon Boccanegra
venerdì 14 febbraio 2014, h. 18.30 – Oratorio Novo (Biblioteca Civica)- V.lo S.Maria 5
2_ “La riuscita di quest’opera non fu felice”: lezione intorno a Simon Boccanegra
venerdì 28 febbraio 2014, h. 18.30 – Oratorio Novo (Biblioteca Civica)- V.lo S.Maria 5
3_ “La riuscita di quest’opera non fu felice”: lezione intorno a Simon Boccanegra

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